PREMESSA
L'adolescenza è l'età in cui la domanda "chi sono?" si fa urgente, ma raramente trova spazi per essere esplorata senza giudizi altrui. Il laboratorio di autoritratto offre ai ragazzi la possibilità di raccontarsi attraverso una personale rappresentazione, aiuta a trasformare insicurezze e fragilità in materiale espressivo, usando un mezzo, la fotografia, che appartiene già alla loro quotidianità ma che quasi mai hanno imparato a usare in modo consapevole. Costruire un autoritratto significa fermarsi, osservarsi, decidere cosa mostrare e cosa custodire: un esercizio di introspezione concreto, che passa dallo sguardo prima che dalle parole, e che per questo raggiunge anche chi fatica ad esprimersi a voce.
IL LABORATORIO E LA PREVENZIONE AL CYBERBULLISMO
Il cyberbullismo colpisce quasi sempre attraverso le immagini: l'immagine derisa, il commento sull'aspetto, lo screenshot condiviso. La ferita si presenta quando il/la giovane fa coincidere la propria immagine con il proprio valore. Questo laboratorio agisce anche su questo punto: scattando, scegliendo e costruendo la propria immagine si comprende per esperienza diretta che ogni fotografia è una rappresentazione parziale di sé, da non intendersi come un "verdetto finale". Questa consapevolezza è una forma concreta di prevenzione: chi la possiede è meno vulnerabile all'attacco e meno incline a usare le immagini come arma. Il lavoro in gruppo, regolato da un patto di sguardo non giudicante, allena inoltre l'empatia: l'immagine del compagno diventa il racconto di una persona e rompe le etichette su cui si costruiscono le dinamiche di esclusione. Infine, il tempo lento della fotografia pensata educa al gesto consapevole contro l'impulsività dello scatto: prima di scattare, mostrare o condividere, si impara a chiedersi cosa produce un'immagine una volta uscita dalle nostre mani, e a non far circolare mai l'immagine di un altro/a senza il suo consenso.

Obiettivi:
- Usare il linguaggio fotografico per raccontare chi si è, non solo come si appare
- Aumentare la consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri stati d’animo, favorendo la trasformazione di           insicurezze e fragilità in materiale espressivo
- Stimolare la ricerca e la creatività da un punto di vista personale
- Abituare all’osservazione di sé e degli altri, sviluppando empatia e ascolto
- Offrire uno spazio protetto in cui sperimentare la propria identità in evoluzione
- Rafforzare la capacità di comunicare aspetti profondi senza bisogno di parole
- Lasciare ai partecipanti un ritratto simbolico della loro crescita, che diventa memoria e consapevolezza
- Sviluppare uno sguardo non giudicante verso la propria immagine e quella dei compagni
- Produrre un output collettivo concreto e condivisibile con la comunità scolastica
ho chiesto a G. perchè ha scelto di rappresentarsi con questa immagine:

"Ha a che fare con le emozioni, c'è un punto in cui queste traboccano. Non è un esplosione, ma un lento debordare." 

G. 16 anni 

Le emozioni, come l'acqua, non chiedono permesso: riempiono, superano il bordo, si spandono spesso dove non dovrebbero. Un dettaglio che rende l'immagine particolarmente efficace: la tazza è ferma, composta, bianca, pulita mentre quello che sta succedendo è tutt'altro che controllato. È un bel contrasto tra il contenitore (la persona, la sua immagine esterna) e il contenuto (le emozioni) che non si lascia più contenere. 

ho chiesto ad A. il significato del suo ritratto 'bendato' da un'ombra scura
"Come mi sento quando la luce non arriva, si ferma prima, dove non riesco più a vederla." A. 17 anni
dietro le quinte
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